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Parte II — Grandi Imprese · Capitolo 3 ← Torna alla landing
Parte 2 · Grandi imprese 18 min di lettura
03 capitolo

Comprendere il Contesto Operativo

Il contesto è la fondamenta dell'intero processo di doppia materialità: senza una mappatura accurata di attività, catena del valore e stakeholder, qualsiasi valutazione successiva sarebbe parziale.

In questo capitolo

Il capitolo accompagna le grandi imprese nella fase iniziale dell'analisi di doppia materialità — quella corrispondente allo Step A della metodologia EFRAG IG 1. Vengono affrontati sei aspetti chiave: la logica dell'analisi del contesto, l'analisi interna di attività e strategia, la mappatura della catena del valore, il contesto esterno (normativo, settoriale, di mercato), la prioritizzazione degli stakeholder e gli strumenti operativi a supporto.

3.1

Comprendere il contesto: il punto di partenza

Per una grande impresa, analizzare il contesto significa gettare le fondamenta dell'intero processo. Questa analisi strategica serve a:

Benefici operativi

📌
Riferimenti normativi ESRS 1, Cap. 3 · EFRAG IG 1, Cap. 3.1
3.2

Attività, modello aziendale e strategia: l'analisi interna integrata

1 · Attività e operazioni

Mappare in modo strutturato:

🎯
Esempio Un produttore globale di abbigliamento deve valutare non solo fabbriche e centri logistici, ma anche come le scelte di design influenzano la durabilità e la riciclabilità dei capi.

2 · Modello di attività

Chiarire come si genera valore economico, qual è la proposta di valore distintiva e quali elementi strutturali influenzano la sostenibilità. Un modello basato sul consumo rapido pone sfide ESG profondamente diverse rispetto a uno orientato alla durabilità o ai servizi di noleggio.

3 · Strategia

Guardare al futuro significa analizzare:

Integrazione

💡
La domanda guida L'analisi interna deve sempre convergere verso una domanda concreta: come il modello di attività e la strategia generano impatti su persone e ambiente, e quali rischi e opportunità finanziarie ne derivano?
📌
Riferimento normativo ESRS 2 SBM-1
3.3

Mappare la complessità della catena del valore

Definizione e perimetro

La catena del valore comprende tutte le attività, risorse e relazioni connesse al modello di attività, incluse:

Rif. ESRS 1, Cap. 5

Approccio strategico

Non è realistico — né richiesto — mappare ogni singolo attore della catena. L'obiettivo è concentrare l'analisi sui punti critici: le aree in cui i rischi e gli impatti ESG sono più significativi e dove l'impresa ha la maggiore leva di influenza.

Catena del valore: a monte e a valle
↑ Upstream
A monte
  • Materie prime e fornitori in aree ad alto rischio normativo o sociale
  • Settori a forte intensità di lavoro
  • Materie prime scarse o strategiche
Impresa
↓ Downstream
A valle
  • Distribuzione e uso dei prodotti
  • Gestione del fine vita: riutilizzo, riciclo, smaltimento
  • Prodotti complessi da dismettere o contenenti sostanze pericolose

Criteri di identificazione delle aree prioritarie

3.4

Contesto esterno: le forze che modellano la sostenibilità aziendale

Le grandi imprese operano in un ecosistema complesso di forze esterne che influenzano strategie, operazioni e performance di sostenibilità. Comprendere queste dinamiche è essenziale per:

Contesto normativo e legislativo

Il quadro normativo europeo e internazionale sulla sostenibilità ha subito trasformazioni profonde tra il 2025 e il 2026. Il risultato non è un arretramento, ma una razionalizzazione che sposta il baricentro dalla quantità di dati alla qualità del giudizio.

Tre livelli principali, aggiornati a marzo 2026:

  1. Quadro portante europeo
    CSRD e Direttiva Omnibus I (2026/470): entrata in vigore il 18 marzo 2026, ha ridefinito il perimetro degli obbligati. Restano soggette le grandi imprese con oltre 1.000 dipendenti e un fatturato superiore a 450 milioni di euro, con prima applicazione obbligatoria dall'esercizio 2027.

    ESRS semplificati: la raccomandazione tecnica EFRAG di dicembre 2025 prevede una riduzione del 61% dei datapoint obbligatori. L'atto delegato è atteso entro settembre 2026.

    Tassonomia UE: resta il riferimento per classificare le attività economiche sostenibili.
  2. Ecosistema normativo collegato
    Direttiva sulla dovuta diligenza (CSDDD): a seguito di Omnibus I, si applicherà alle imprese con oltre 5.000 dipendenti e un fatturato annuo netto superiore a 1,5 miliardi di euro.

    Regolamenti settoriali: deforestazione, batterie, ecodesign e altri ambiti specifici continuano a evolversi in parallelo, con obblighi che in alcuni casi si applicano indipendentemente dalle soglie dimensionali.
  3. Livello nazionale
    I recepimenti nazionali della CSRD e di Omnibus I possono introdurre requisiti più stringenti rispetto al quadro europeo. È essenziale monitorare l'evoluzione normativa nel Paese — o nei Paesi — di riferimento.

Specificità settoriali

Ogni settore presenta impatti, rischi e opportunità ESG distintivi. Alcuni esempi:

Settore Energia
Emissioni, transizione alle rinnovabili, sicurezza degli impianti
Settore Finanza
Rischi climatici sugli investimenti, sviluppo di prodotti di finanza sostenibile
Settore Moda
Diritti umani nella filiera, consumo d'acqua e sostanze chimiche, gestione dei rifiuti tessili
⚠️
Standard ESRS settoriali ancora in sviluppo È consigliabile ricorrere a riferimenti internazionali consolidati: GRI per identificare e valutare la materialità d'impatto; SASB per la materialità finanziaria, con schemi dedicati a 77 settori.

Tendenze di mercato e aspettative degli stakeholder

Il monitoraggio costante di queste dinamiche consente di anticipare cambiamenti e orientare le strategie:

Integrare l'analisi del contesto esterno nella doppia materialità permette di costruire una visione ESG che non insegua la norma, ma la preceda.

— Visione strategica
3.5

Mappare e prioritizzare gli stakeholder

Gli stakeholder sono centrali nell'analisi di doppia materialità, soprattutto nella prospettiva d'impatto. Nelle grandi imprese il processo deve essere strutturato e basato su criteri chiari, articolato in tre fasi.

  1. Identificazione e mappatura
    Gli stakeholder possono essere suddivisi in tre macro-categorie:
    Interni — dipendenti, rappresentanze sindacali, management, consiglio di amministrazione
    Catena del valore — fornitori diretti e indiretti, lavoratori della filiera, clienti B2B e B2C, utilizzatori finali
    Esterni — investitori, comunità locali, ONG, media, autorità pubbliche, mondo accademico
  2. Classificazione e comprensione
    Ogni stakeholder può ricoprire uno o entrambi i ruoli seguenti:
    Stakeholder impattati — subiscono o potrebbero subire impatti diretti o indiretti (es. comunità esposta a inquinamento)
    Utilizzatori della dichiarazione — usano le informazioni per decisioni economico-finanziarie (es. investitori attenti ai rischi climatici)
  3. Prioritizzazione strategica
    Coinvolgere tutti gli stakeholder allo stesso livello è irrealistico e controproducente. La prioritizzazione deve seguire criteri sostanziali:
    Materialità d'impatto → priorità agli stakeholder più vulnerabili o esposti a impatti gravi
    Materialità finanziaria → focus sui soggetti che rappresentano rischi o opportunità economiche rilevanti
📌
Nota chiave Un gruppo può appartenere a entrambe le categorie. I dipendenti, ad esempio, sono al tempo stesso portatori di interesse (per le condizioni di lavoro) e utilizzatori della rendicontazione (per valutare le scelte aziendali).
💡
Criterio guida Il criterio guida deve essere la severità e la probabilità dell'impatto, o la rilevanza economica — non la visibilità mediatica o il potere negoziale.
🎯
Presupposto chiave Una mappatura accurata e una prioritizzazione fondata permettono di pianificare un dialogo mirato e significativo, che garantisce insieme credibilità esterna e conformità normativa.
Rif. EFRAG IG 1, cap. 3.5
3.6

Strumenti e risorse per l'analisi del contesto

Per le grandi imprese globali, risorse e competenze esterne possono aumentare solidità e credibilità dell'analisi — a patto che siano integrate nel processo interno e non lo sostituiscano.

Strumento 1 Banche dati e piattaforme ESG
Valutazioni di rischio per settore e area geografica · monitoraggio controversie in tempo reale · benchmark ESG · mappatura fornitori
Strumento 2 Analisi competitiva e di settore
Identificazione di priorità emergenti e buone pratiche · anticipo di pressioni normative o reputazionali
Strumento 3 Consulenza specializzata
Mappatura internazionale catena valore · facilitazione dialogo stakeholder critici · interpretazione normativa · metodologie personalizzate
Strumento 4 Dialogo comunità finanziaria
Confronto diretto con investitori e analisti ESG · comprensione dei criteri di rating utilizzati dal mercato
Strumento 5 Collaborazioni accademiche
Supporto in assenza di dati interni · validazione di ipotesi in mercati nuovi · accesso a competenze scientifiche specialistiche
Principio di integrazione
Le fonti esterne non sostituiscono il giudizio interno
La responsabilità ultima per identificare e valutare impatti, rischi e opportunità resta dell'impresa e della sua governance. Gli strumenti esterni sono amplificatori di qualità, non deleghe di responsabilità.
Fine del capitolo aperto

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